Marco Granelli

Le mie idee per l’Italia

Basta un Sì. Dopo aver atteso per anni una riforma costituzionale che adeguasse l’assetto istituzionale del Paese ai tanti cambiamenti che si sono succeduti dal dopoguerra a oggi, salvaguardando comunque i principi di democrazia e solidarietà della nostra Repubblica “fondata sul lavoro”, oggi finalmente “basta un sì” per avviare il Paese a una nuova fase della sua storia.

Con questa riforma, che il prossimo 4 dicembre siamo chiamati a votare, finalmente l’Italia cesserà di essere l’unico paese europeo in cui il Parlamento è composto da due camere eguali, con gli stessi poteri e praticamente la stessa composizione. Il superamento del cosiddetto “bicameralismo paritario” servirà per ridurre il costo degli apparati politici e per rendere l’attività del Parlamento più rapida ed efficace. La Camera dei Deputati darà e toglierà la fiducia al governo, il Senato rappresenterà prevalentemente le istanze e i bisogni di comuni e regioni. Avremo così leggi in tempi più rapidi. Tranne che per alcune limitate materie, di norma la Camera approverà le leggi e il Senato avrà al massimo 40 giorni per discutere e proporre modifiche, su cui poi la Camera esprimerà la decisione finale. Verrà ridotto il numero dei parlamentari, perché i senatori elettivi passeranno da 315 a 95 (più 5 di nomina del Presidente della Repubblica) e non percepiranno indennità; il CNEL verrà abolito, e con esso i suoi 65 membri; i consiglieri regionali non potranno percepire un’indennità più alta di quella del sindaco del capoluogo di regione e i gruppi regionali non avranno più il finanziamento pubblico; le province saranno eliminate dalla Costituzione. Saranno chiarite le competenze di Stato e Regioni e con l’eliminazione delle cosiddette “competenze concorrenti” ogni livello di governo avrà le proprie funzioni legislative. Soprattutto con la riforma la democrazia italiana diverrà autenticamente partecipativa: il Parlamento avrà l’obbligo di discutere e deliberare sui disegni di legge di iniziativa popolare proposti da 150mila elettori; saranno introdotti i referendum propositivi e d’indirizzo e abbassato il quorum per la validità dei referendum abrogativi.

Il Senato diverrà finalmente il luogo della rappresentanza delle regioni e dei comuni, che potranno così intervenire direttamente nel procedimento legislativo attraverso i sindaci e i consiglieri che ne faranno parte. Per troppi anni, la loro limitata capacità di partecipazione alla formazione delle leggi dello Stato ha causato ritardi, conflitti e contenziosi. In più, il nuovo Senato parteciperà alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea e ne verificherà l’impatto sui territori. E’ un compito importante perché, nonostante la difficoltà e la fatica del processo di integrazione politica, dobbiamo credere nell’Europa unita. L’integrazione – nelle scuole, nei trasporti, nella tecnologia, nel lavoro dei giovani – è già una realtà: occorre andare avanti, verso un vero futuro di pace per il nostro Paese e il nostro continente.